03/01/2010
Il bove
Il bove.
Attilio sta per finire sei anni, e a vederlo tutto assennato e
composto, gli se ne darebbe anche dieci. Ha quasi l'aria di un omino.
La sua passione, quando ha finito di far le cose di scuola, è di
guardare i libri colle figure. A volte la mamma gli presta un librone
grosso grosso, dove ci sono disegnate tutte le bestie, tutte le piante
e tutte le pietre che si trovano sulla terra. Il babbo dice che quel
librone è intitolato «Storia Naturale», ma il bambino non si confonde
coi titoli, e passa delle ore a guardare ora un bell'uccello dalla
coda lunga lunga, ora qualche albero dalle foglie gigantesche, ora
certe pietre dalle forme curiose, che sporgono dall'interno d'una
grotta o rotolano dal vertice d'un monte scosceso.
Un giorno però, il nostro Attilio tornò a casa piangendo e
singhiozzando: un bambino cattivo, uno di quei bambini maleducati che
vanno alle scuole senza ricavarne profitto, gli aveva dato del _bue_.
Quella parola di bue proferita ad alta voce, con modo schernevole,
aveva fatto un grande effetto sull'animo di Attilio: gli pareva di non
potere esser trattato di peggio, anche se fosse campato cent'anni.
--Bue! bue! Ma io non ci vedo poi un gran male in questa parola, disse
il babbo ridendo. È il nome d'una bestia rispettabile e utilissima,
della quale non so come potremmo fare a meno.
Attilio spalancava i suoi begli occhi turchini e guardava il babbo con
quell'aria che equivale ad una interrogazione.
--Sicuro, riprese quest'ultimo. E steso il braccio sul tavolino dello
studio prese il «Giornale dei bambini» dove appunto c'era disegnato un
bel bue.--Guarda da te, disse al bambino.
Attilio si pose ad esaminare l'animale.
--Ha quattro gambe, disse subito.
--E poi?
--E poi due corna sulla testa!
--E poi?
--E poi la coda!
--E poi?
--E poi un musone lungo lungo!
--E poi?
--Un orecchio e un occhio.
--Ne ha due, come li abbiamo tu e io: ma siccome l'altro occhio e
l'altro orecchio rimangono dalla parte di là, noi non possiamo
vederli. Guarda me, disse il babbo, mettendosi di profilo.
--È vero, disse Attilio. E dopo un breve silenzio, riprese: Hai detto
che il bue è un animale utilissimo. Perchè? A che cosa serve?
--Dimmi un po', nino mio: t'è mai avvenuto quando sei andato in
campagna, d'imbatterti in un paio di bovi, attaccati a un carro, con
una specie di grosso bastone messo a traverso sul collo?
--Li ho veduti tante volte, e so che quella specie di bastone si
chiama _giogo_.
--Ebbene, quei bovi andavano o tornavano dal campo. Il bue è il
principale aiuto del contadino, perchè col mezzo suo lavora la terra,
trasporta sul carro i concimi, le mèssi, i pietrami, il fieno e tante
altre cose. Il bue è robustissimo e può sopportare, senza soffrire, i
lavori più faticosi.
--O quest'altro animale, che è quasi eguale al bove, come si chiama?
--Si chiama _vacca_ ed è la sua femmina. Vedi, mentre il bove ha
ordinariamente il pelo lucido e bianco, le vacche invece possono esser
rosse, nere, brune, bianche, e anche di tutti questi colori riuniti.
--Cosa mangiano i bovi e le vacche?
--Mangiano l'erba, il fieno, e anche la paglia. Poi, quando hanno
mangiato, _ruminano_.
--Non intendo, disse Attilio. Cosa vuol dire _ruminare_?
--Così mi piaci, rispose il babbo, facendo una carezza al suo
figliuoletto. Io piglierei che tutti i bambini, quando leggono o odono
una parola difficile, della quale non riescono a spiegarsi il
significato, si facessero a chiederne subito la spiegazione. Così si
eviterebbe di accumolar confusione su confusione e ignoranza sopra
ignoranza. Ma tornando alla parola _ruminare_, ti dirò che significa
il far ritornare alla bocca il cibo mandato nello stomaco per finirlo
di masticare.
--Curiosa! disse il bambino stupefatto. Dimmi, babbo, _ruminiamo_
forse anche noi?
--No, caro. I soli esseri che ruminano sono gli animali che hanno,
come questa vacca e questo bove, il piede fesso, e una sola fila di
denti. Di loro si dice che appartengono ai _ruminanti_. Torniamo ora,
se ti piace, all'utilità che ci danno questi due animali.
La vacca partorisce i _vitelli_, i quali ci servono per cibo o vengono
allevati dagli agricoltori, affinchè diventino, col tempo, manzi, tori
e bovi.
--È vero che il latte ce lo dà la vacca?
--È vero; ed è un latte nutriente, leggiero, saporito. Ma il latte ce
lo danno anche le femmine di altri animali, come la capra, l'asina e
la pecora. Col fior di latte sbattuto con certa maestria, in capaci
vasi di legno detti _zangole_, si fa il _burro_, che mangiamo tante
volte disteso sul pane, ed è un condimento così squisito e delicato.
Ma l'utilità di queste povere e buone bestie non cessa alla loro
morte: la carne del bove è uno dei nostri quotidiani e più sostanziosi
nutrimenti: della sua pelle conciata si fa il _cuoio_, quel cuoio che
i calzolai adoprano per fare scarpe e stivali. La pelle dei vitelli
serve anch'essa a far tomai, mantici, cinghie e finimenti da cavalli.
Gli ossi e le corna dei bovi sono lavorate dal tornitore, dal
fabbricante di pettini: e colle cartilagini, i tendini e le
raschiature delle loro pelli, si fa la colla dei legnaiuoli. Perfino
il pelo della loro bocca è utile: esso serve a imbottire i cuscini da
selle e i basti.
--Dunque l'esser chiamato bue non è un'impertinenza! sento che è una
bestia tanto per bene! Io non potrei, neanche a campar cent'anni, fare
una sola delle tante cose di cui è capace un bove. Io non ho la sua
forza, nè....
--Figliuolo mio, il confronto non regge. L'uomo non può nè dev'esser
paragonato alla bestia. Egli ha l'_intelligenza_, la _ragione_ e
quindi la _scelta tra ciò che è bene e ciò che è male_. L'uomo non
potrebbe, è vero, sobbarcarsi alle fatiche del bove; ma colla forza
della sua volontà e del suo genio, rende fertili le terre meno
ospitali, traversa l'oceano sopra fragili barche, abbatte e fora i
monti, conta le stelle del firmamento e inventa macchine portentose.
Quel bambino ha dunque avuto torto dandoti del bue, prima perchè aveva
l'intenzione di darti un dispiacere, poi perchè non c'è nessun termine
di confronto fra una povera bestia, i cui occhi sono sempre condannati
a guardar la terra, e l'uomo che può e deve sollevarli al cielo, e dal
cielo a Dio. Ma tu devi scusare quel bambino e provargli,
perdonandogli, che non sei un bue.
10:35
Scritto da: causaco
| Link permanente | Commenti (0)
|
Segnala
| OKNOtizie |
Facebook
Scrivi un commento